{"id":8706,"date":"2023-08-02T09:53:39","date_gmt":"2023-08-02T09:53:39","guid":{"rendered":"https:\/\/www.padpalermo.com\/?p=8706"},"modified":"2023-08-03T15:23:50","modified_gmt":"2023-08-03T15:23:50","slug":"il-martirio-dei-santi-cosma-e-damiano","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.padpalermo.com\/en\/il-martirio-dei-santi-cosma-e-damiano\/","title":{"rendered":"Il martirio dei Santi Cosma e Damiano"},"content":{"rendered":"<h6 id=\"wp-block-themeisle-blocks-advanced-heading-2be4ee19\" class=\"wp-block-themeisle-blocks-advanced-heading wp-block-themeisle-blocks-advanced-heading-2be4ee19\">STORIA DI UNA RICERCA&nbsp;SU PIETRO D\u2019ASARO&nbsp;<\/h6>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Nel salone grande della \u201cCasa Grande\u201d di Via Giuseppe Patania (prima Via del Collegio di Maria) a Palermo, dimora dei nobili Sammartino Ramondetta duchi di Montalbo, si conservava una tela sconosciuta custodita dalla famiglia come un potente amuleto posto a protezione della intera stirpe, da generazione in generazione. Il quadro raffigura due Santi immersi in una caldaia bollente avvolti da un circolo convulso di aguzzini in fuga, da fiamme, angeli e tocchi di rosso brillante che si accendono e svolazzano come drappi leggeri al vento impetuoso. Una iconografia insolita e singolare, difficile ancora oggi da decifrare con certezza. Il titolo, <em>Martirio dei Santi Cosma e Damiano nella caldaia bollente<\/em>, ci \u00e8 stato tramandato dalla famiglia Loffredo: discendenti diretti dei Sammartino Ramondetta, eredi della \u201cCasa Grande\u201d e proprietari del quadro in questione.&nbsp;<\/p>\n\n\n<div class=\"wp-block-image\">\n<figure class=\"aligncenter\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/lh4.googleusercontent.com\/NqG911fIZvSsQGMJLwEUPYlFvE5edBm07bQBy4hE5ctk8JUscFeWk0DUhJHLIumGsS5ead6wYjjbvw1lwIl-ykFLEThuCW-4NxVTKUFa46v-eJA679HQt7ROzRNZjDte9iEi-e7avYrwIMVpKAYY0A\" alt=\"page169image8602432\"\/><\/figure>\n<\/div>\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">L\u2019opera \u00e8 attribuita a Pietro D\u2019Asaro il \u00abMonocolo di Racalmuto\u00bb. Si conviene che il dipinto sia di fondamentale interesse storico artistico e che il suo approfondimento abbia reso possibile l\u2019acquisizione di nuove notizie riconducibili al suddetto pittore, la cui attivit\u00e0 artistica \u00e8 tra le pi\u00f9 importanti testimonianze figurative della tarda maniera siciliana. Considerando, inoltre la esiguit\u00e0 del numero di opere attualmente note alla critica dipinte per il collezionismo privato, il <em>Martirio dei Santi Cosma e Damiano <\/em>si pone quale prezioso tassello ai fini della ricostruzione del passato storico e artistico non soltanto dell\u2019attivit\u00e0 e vita del maestro Pietro D\u2019Asaro, ma di tutta una fetta della nobilt\u00e0 del tempo rappresentata da due tra le pi\u00f9 antiche ed influenti famiglie della Sicilia vicereale, i Del Carretto e i Sammartino Ramondetta.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">La tela, priva di data e di firma, \u00e8 stata pubblicata nel 2011, in <em>Pittura della Tarda Maniera nella Sicilia occidentale (1577-1647)<\/em>, da Teresa Pugliatti come opera del tutto inedita e ignota alla critica attribuibile \u00abindubbiamente\u00bb<sup>71 <\/sup>a Pietro D\u2019Asaro. Dal piccolo paragrafo allora dedicatogli dalla studiosa, tuttavia, la tela \u00e8 rimasta ugualmente ignota alla critica perch\u00e9 mai stata oggetto di un reale approfondimento.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Di questa pittura, effettivamente, non si conosce nulla, salvo la notizia relativa all\u2019ultima successione (senza testamento) risalente al 27 febbraio 1996.<br>Nessun documento, nessuna informazione pertinente se non la testi- monianza dei proprietari: \u201cla nostra famiglia fu <em>ad antiquo <\/em>proprietaria dell\u2019intero fabbricato con ingresso dalla citata attuale via Patania; e la tela del Pietro D\u2019Asaro \u2013 gi\u00e0 intesa in famiglia il \u00abMonoculo di Racalmuto\u00bb, della quale la nostra famiglia fu <em>ab antiquo <\/em>proprietaria \u2013 ha sempre soggiornato l\u00ec [&#8230;]\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Il quadro, da come si evince in questa e in altre dichiarazioni del medesimo contenuto rilasciate, in momenti diversi, anche da altri eredi della famiglia Sammartino Ramondetta viene sempre menzionato come bene strettamente connesso al palazzo di Via Patania, la cosiddetta \u201cCasa Grande all\u2019Olivella\u201d. Per questo motivo le prime indagini sulla probabile e sconosciuta origine dell\u2019opera, avversate dalla penuria di informazioni, si sono concentrate sui natali dell\u2019immobile.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">sala al primo piano che ci indicano in San Bernardino il Superiore di questi edifici religiosi; sul prospetto al primo piano, infine, si pu\u00f2 osservare un gancio in ferro che serviva da supporto ad una statuina raffigurante Sant\u2019Anna e la Madonna bambina.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Va da s\u00e9 che l\u2019opera avrebbe potuto appartenere alla eredit\u00e0 del Convento di Sant\u2019Anna alla Misericordia o della \u201cCasa Grande all\u2019Olivella\u201d ed essere stata menzionata in qualche documento o memoria superstite contenuta nei volumi sul Convento custoditi presso l\u2019Archivio di Stato di Palermo. Il soggetto sacro ivi raffigurato, dopotutto, tramandato come il <em>Martirio dei Santi Cosma e Damiano<\/em>, i Santi medici \u201canargiri\u201d per eccellenza, rendeva tale origine plausibile considerando che non era insolito che strutture religiose di questo tipo, nel periodo della Controriforma, si votassero al soccorso degli infermi o dei meno abbienti (si ricordi che ancora oggi \u00e8 questa la vocazione dell\u2019Ordine Militare Ospedaliero di San Bernardino).<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">La ricerca si rivelava appassionante, ma in fin dei conti poco conducente al nostro scopo.<br>Un approfondimento sulla casata Sammartino Ramondetta, diversamente, si rivel\u00f2 fondamentale.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Francesco Sammartino Ramondetta duca di Montalbo, coniugato Tarallo e padre della nota poetessa Concettina Ramondetta Fileti (1829-1900), eroina risorgimentale e ava della famiglia Loffredo, infatti, faceva parte di una delle numerose ramificazioni (Principi del Pardo, duchi di San Martino, duchi di Montalbo, duchi di Santo Stefano, etc.) della antica dinastia Sammartino, ossia San Martino Ramondetto\/a.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Tra questi illustri Sammartino vi fu un Giovanni duca di Sammartino (fratello primogenito di Raimondo primo Principe del Pardo) il cui figlio primogenito, Vincenzo Ramondetta, fu investito, nel 1694, del titolo di duca di Fabbrica e barone di Tutia.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">L\u2019accenno al ducato di Fabbrica ha costituito la chiave di volta della ricerca.<br>La baronia, appresso ducato, della Fabbrica \u00e8 quel territorio agri- gentino, sito tra Cammarata e Casteltermini, dove sappiamo che Pietro D\u2019Asaro fosse presente, rispettivamente, con la tela della <em>Sacra&nbsp;<\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><em>Famiglia con i Santi Gioacchino e Anna<\/em> e con un gruppo di cinque opere, oggi scomparse, appartenute alla famiglia De Carlo, originaria dalla poco distante Sutera.<sup><br><\/sup>Avendo trovato notizia delle vicende relative al suddetto ducato di Fabbrica o Xhabice nell\u2019Archivio Storico Opera Pia Reclusori femminili, depositato presso l\u2019Archivio di Stato di Palermo, alla voce \u201cCenni storici: l\u2019archivio del Duca della Fabbrica\u201d, apprendiamo che, il 5 febbraio 1682 venivano stipulati i capitoli matrimoniali tra, il prima ricordato, Vincenzo Ramondetta e la diciottenne Bianca Vittoria Curti, duchessa di Fabrica (o Fabbrica\/Xhabice) e baronissa della Tutia la quale, orfana di entrambi i genitori, risiedeva nel monastero di S. Chiara a Palermo.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Nel 1694 Vincenzo riceveva l\u2019investitura del feudo della Fabbrica col titolo di duca.<sup><br><\/sup>Ci\u00f2 che veramente \u00e8 importante ai fini della nostra ricerca \u00e8 il fatto che Bianca Vittoria Curti, fosse figlia ed erede universale di Isabella Del Carretto figlia unica di Prospero Del Carretto conte di Racalmuto e che il ducato della Fabbrica appartenesse a tale famiglia, mecenate in pi\u00f9 occasioni di Pietro D\u2019Asaro, dal 1558, anno del matrimonio tra Federico Del Carretto di Giovanni barone di Racalmuto ed Eleonora Valguarnera baronessa Xhabice, la quale previo consenso della madre concedeva in dote al suo sposo la baronia della Fabbrica.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">I probabili committenti del quadro, dunque, avrebbero potuto essere tutti i Del Carretto, eredi del ducato di Fabbrica, contemporanei al Nostro e nei loro riveli, atti e archivi sarebbe stato possibile provare con certezza non soltanto la committenza dell\u2019opera, ma la sua paternit\u00e0 e la relativa identit\u00e0 dei soggetti (martiri) raffigurati che ha dato adito in questo decennio a dei dubbi dei quali si dir\u00e0 pi\u00f9 avanti.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Dalla lettura paziente e perniciosa dell\u2019intero Archivio del Ven.le Convento di Sant\u2019Anna alla Misericordia; di tutti i volumi contenuti nell\u2019Archivio Opera Pia Reclusori femminili, sezione \u201cEredit\u00e0 Duca della Fabbrica\u201d<sup>&nbsp; <\/sup>custoditi presso l\u2019Archivio di Stato di Palermo, dei documenti e lasciti testamentari relativi ai Del Carretto baroni della Fabbrica si registra, e solamente in due elenchi dettagliatissimi, uno relativo a Isabella Del Carretto<sup> <\/sup>e un altro a Bianca Vittoria Curti,<sup>&nbsp; <\/sup>un quadro con \u201cSanti Martiri\u201d. Non si specifica in nessun caso l\u2019identit\u00e0 dei soggetti raffigurati tanto meno l\u2019autore.<br>Bisogna dire che, tuttavia, lo smarrimento nel corso degli anni di un plico di pagine contenute nel fondamentale volume n. 6 dell\u2019Archivio Opera Pia Reclusori femminili, non ha reso possibile la lettura integrale dei documenti, lasciando alla critica il compito di svelare un ulteriore arcano facente capo a Pietro D\u2019Asaro.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">L\u2019indagine ha comunque tracciato una via gravida di nuove ricerche e percorribile su pi\u00f9 fronti.<br>L\u2019intenzione di chiarire la natura dei rapporti che legavano il Monocolo di Racalmuto ai Sammartino Ramondetta, contestualmente alla ricostruzione delle vicende relative ai Del Carretto e alla loro genealogia, ha ridestato l\u2019interesse per la comprensione delle reali dinamiche di mecenatismo nella Sicilia Cinque e Seicentesca, probabilmente pi\u00f9 selettiva di quanto si immagini.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Il presente testo \u00e8 tratto dal catalogo Pietro D\u2019Asaro Redivivo. La rinascita contemporanea del \u00abMonocolo di Racalmuto\u00bb di Anastasia De Marco, Ecclesiaviva Editore 2023.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">ISSN 2974-9247<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">ISBN 978-88-947349-1-1<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Copyright \u00a9 2023. Tutti i diritti riservati.&nbsp;<\/p>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Nel salone grande della \u201cCasa Grande\u201d di Via Giuseppe Patania (prima Via del Collegio di Maria) a Palermo, dimora dei nobili Sammartino Ramondetta duchi di Montalbo, si conservava una tela sconosciuta custodita dalla famiglia come un potente amuleto posto a protezione della intera stirpe, da generazione in generazione. 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